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La cura del paziente tra mente e cervello

Il cervello è forse l’organo più affascinante e sconosciuto del corpo umano. Dal suo funzionamento dipendono molte capacità, tra cui il movimento, il linguaggio, il ragionamento e la pianificazione.  Le nuove ricerche effettuate con tecniche di neuroimaging, che misurano e rendono visibile l’attività del metabolismo cerebrale, hanno ormai evidenziato con chiarezza la relazione tra l’attività di determinate aree cerebrali e un insieme di specifiche funzioni cerebrali.

Ma c’è di più. Recenti studi mettono in evidenza come anche l’espressione delle emozioni possa essere mediata dal funzionamento cerebrale e neuro-trasmettitoriale.

Quando una lesione colpisce il nostro cervello o occorrono dei fenomeni neurodegenerativi, avvengono quindi importanti cambiamenti in termini cognitivi, comportamentali e anche affettivi.

Si può dire, in questo senso, che, in un’ottica bio-psico-sociale, mente e cervello vengono considerate come entità che si influenzano a vicenda, come le due “facce della stessa medaglia neurale”.

A volte, e in special modo nelle patologie neurodegenerative, la natura graduale della progressione della patologia non rende facile per il paziente e per i familiari cogliere nell’immediato le difficoltà cognitive che possono manifestarsi. Altre volte, al contrario, l’evento neurologico irrompe con così tanta veemenza e rapidità che il paziente, pur rendendosi conto delle proprie difficoltà cognitive, non ha gli strumenti per compensarle.

Una valutazione efficace di tutti questi aspetti risulta quindi fondamentale per poter intervenire impostando un piano di trattamento.

Per fare questo è importante che vi siano figure professionali formate, in possesso di strumenti teorici ed operativi per la corretta valutazione e riabilitazione dei deficit cognitivi, strumenti che sono appannaggio degli psicologi iscritti all’Albo professionale, come è previsto dalla legge 56/1989.

Non solo. Il neuropsicologo deve inoltre tener conto degli aspetti relazionali con il paziente, i familiari e gli altri curanti di riferimento. I pazienti con deficit cognitivi hanno infatti bisogno di una presa in carico globale, che coinvolga, in particolare, anche i familiari e/o i caregiver.

La figura del neuropsicologo risulta, quindi, di importanza cruciale per spiegare a familiari e caregiver la natura dei deficit cognitivi e per dare un senso ai comportamenti che ai loro occhi possono risultare strambi e preoccupanti.

Dare un senso è importante non solo per l’adattamento psicologico di pazienti e figure di accudimento e cura, ma anche per fornire risposte adeguate che possono rivelarsi di grande aiuto e supporto per entrambi.

image: “Brains!” by Hey Paul Studios is licensed under CC BY 2.0

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2017-04-13T18:23:33+00:00By |Categories: Blog|Tags: |

About the Author:

Caterina Romaniello
Psicologa, Psicoterapeuta. Attualmente si occupa di clinica e di ricerca con i pazienti con lesioni neurologiche e loro caregivers. I suoi attuali campi di interesse in ricerca sono l’approccio neuropsicodinamico e la ricerca in psicoterapia.

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