Counseling on line: la situazione italiana

Roberto Scarselli

Marzo 2006

Viene analizzato la diffusione e la regolamentazione del counseling on line nel nostro Paese.

Il counseling on line in Italia

Nell’ottica di migliorare la diffusione di informazioni scientifiche atte ad aiutare le persone ad affrontare e risolvere le problematiche legate alla propria salute, molti professionisti e ricercatori di tutto il mondo, si sono attivati da pochi anni in Italia, per offrire sul web servizi di informazione e di consulenza su problematiche sempre più specifiche, talora scottanti come quelle legate alla salute mentale (Esposito, 1997).

Rispetto alla realtà degli Stati Uniti, in Italia la diffusione di questa pratica professionale ha preso piede e forma concreta soltanto negli ultimi anni, con lo scopo di favorire l’informazione nella cura e prevenzione dei principali disturbi psicologico-psichiatrici . Internet ha un enorme potenzialità per informare in tempo quasi reale, in modo obbiettivo e in forma anonima gli utenti della rete sofferenti di disagio psichico ed offre loro un supporto informativo e di consulenza tale da trovare la strategia migliore per affrontare il loro disagio ( Blandino, 2001).

Uno dei vantaggi del counseling on line risiede proprio nell’immediatezza del contatto e di garanzia dell’anonimato offerta dal counselor all’utente. Si presume che questi due fattori favoriscono l’apertura psicologica e la disponibilità a farsi aiutare da parte dell’utente sofferente specie nel primo contatto di net-help, nel caso di utenti riluttanti a recarsi di persona da un professionista (Suler 2004). Successivamente l’utente, interagendo con il terapeuta via e-mail o via chat, trova spesso una chiave di lettura utile del proprio disagio e trova la motivazione ed il coraggio per proseguire il percorso di cambiamento personale, necessario per superare il disagio. Inutile ribadire che tale percorso conduce spesso alla decisione di mettersi in discussione e contattare un professionista o una struttura territoriale per iniziare un percorso terapeutico “dal vivo”. Questo è d’altra parte il principale obbiettivo del counseling on line ( Esposito, 2000).

Un altro fattore terapeutico del counseling è la condivisione della sofferenza e della propria esperienza di disagio con altre persone collegate. Così l’utente scopre che il proprio disagio non è esclusivo come pensava, ma che molte persone condividono con lui simili esperienze di sofferenza. Questa scoperta sembra ridurre il livello di preoccupazione legato alla propria condizione e facilita l’apprendimento di strategie utili e concrete per affrontarla e ridurla al meglio ( De Angelis, 2001).

La difficoltà e gli abusi del counseling on line e della psicologia su Internet sono avvicinabili e del tutto simili a quelli della psicologia nei media tradizionali. A proposito di aiuto on line l’Ordine degli Psicologi Italiani ha assunto una posizione chiara espressa attraverso una delibera e con la quale si definisce come non ammissibile ogni forma di terapia psicologica on line. E’ bene considerare che la delibera esprime nella sostanza la impossibilità di definire come psicoterapia forme di interventi psicologico che non siano faccia a faccia o che siano virtuali (Taddei, 2004). In realtà è bene a tale proposito tenere presente che solitamente i professionisti impegnati in esperienze di supporto on line tendono a non considerare psicoterapia le e-therapy (Grohol,1999). Si considera il counseling on line come una modalità volta ad aiutare le persone nel risolvere aspetti di relazione e di vita non riferiti a psicopatologie. In questo viene utilizzata la rete per comunicare sia in forma sincrona sia in forma asincrona. Il focus dell’intervento sembra cambiare da cliente a cliente, qualcuno ad esempio chiede di esaminare le proprie relazioni interpersonali o di imparare nuove modalità per imparare a gestire lo stress, altri possono usare questo tipo di aiuto come una forma di integrazione o aggiunta ad altri servizi psicologici.

Altri ancora usano la terapia virtuale come controllo del lavoro psicologico svolto. Grohol (1999) descrive in questo senso l’intervento professionale come disposto su un continuum che dalla psicoterapia tradizionale passa al counseling, al coaching, al contatto telefonico, a forme di video conferenza, alla chat e alla posta elettronica. Sempre lo stesso autore afferma che la e-therapy non è né psicoterapia né counseling in quanto essa non presume diagnosi o trattamento di disordini di tipo medico e in quanto essa sembra non delineare il destinatario del servizio di net help. Appare per questo inappropriato, se non inopportuno, confrontare quest’ultima con la tradizionale psicoterapia faccia a faccia, con l’assessment o con i servizi di counseling in presenza. Come altre modalità d’intervento però, la on line counseling aiuta le persone a trovare una soluzione per le proprie preoccupazioni con l’aiuto e la guida di un professionista.

Ci sono alcuni punti critici sul “come” il counseling on line viene affrontato.

 

La relazione terapeuta/cliente nel counseling on line

Nel counseling on line il rapporto tra consulente e consultante si caratterizza come disincarnato. Infine il rapporto si costruisce attraverso una macchina , il computer, che permette un contatto basato o sulla visione , web-cam, oppure su scritti, dove il manifestarsi fisico è meccanicamente riproposto (Suler, Turkle, 1997).

Nella consulenza on line si realizza una dilatazione temporale in cui si possono distinguere tre momenti: quello di codifica, di decodifica e di recupero o revisione del messaggio. Scrivere/descrivere la propria condizione implica che la si riveda rispecchiata sullo schermo, questo può rappresentare di per se stesso un auto-feedback attraverso il quale la persona può dire “io sono questo” oppure non riconoscersi.

Quindi mentre il consultante può riflettere sul suo auto-rispecchiamento, il consulente ne ha una conoscenza non immediata, in un tempo posteriore ( Tombesi, 1997). Gli aspetti emotivi in questo tipo di relazione, si esperiscono attraverso una rappresentazione dell’altro basta sul testo scritto.

Il linguaggio digitato non ha la stessa capacità di portare le emozioni che ha la voce, anche se chi lo legge vi cerca le stesse emozioni, lo stesso contatto con la persona con cui è in relazione (Turkle, 1997). La consulenza on line, proprio per il mezzo utilizzato sembra dare spazio ad una relazione di aiuto che si distanzia da quella “vis a vis” perché rende impossibile la compresenza nel tempo e nello spazio delle persone affidandosi ad una modalità di conoscenza dell’altro attraverso una riproduzione “meccanica” delle manifestazioni, che comunque esprimono qualità e forza emotiva e proprio per questo danno la possibilità di accedere allo stato della persona, ma con il limite di non essere lì con lei ( De Angelis,1998).

Uno dei rischi principali è confondere il counseling con la psicoterapia on line. Leonard Holmes(2000), un noto web-counselor americano, ritiene che “le relazioni stabilite in Internet non possono considerarsi terapia, ma possono legittimamente essere considerate una forma di counseling”. Egli sostiene anche che non è necessario formulare una diagnosi per aiutare una persona a rendersi conto e a risolvere un problema, e il counseling telematico rappresenta una logica estensione della tradizione americana dell’ “advice giving”, dare consigli mediante la carta stampata. I consulti su Internet devono avere la caratteristica della brevità, con focus incentrato su un problema specifico e sulle possibili soluzioni per quel problema. Ciò non significa che fare counseling sia lo stesso che dare un consiglio, ma spesso è aiutare qualcuno a vedere le cose da un altro punto di vista, da un’altra prospettiva, facilitando quella presa di coscienza che è volano della crescita personale (Esposito, 1997). In Italia lo sviluppo dell’informazione in ambito psichiatrico e psicologico in Internet è iniziata concretamente a partire dal 1995, con la nascita di siti che hanno intuito le potenzialità della rete come mezzo di diffusione di informazioni, condivisione di esperienze, e creazione di una cultura telematica intorno ai temi della salute mentale (Pol.it, Psychomedia,2001).

Successivamente sono nati molti siti web che offrono servizi informativi, consulenze su patologie neuro-psichiatriche e sul disagio psicologico in generale. A differenza della realtà americana, in Italia la diffusione del mezzo internautico in tale settore della conoscenza è andato a passo ridotto, a causa dello scarso numero di connessioni sul territorio nazionale e di uno strisciante scetticismo provenienti da molti settori del sapere psichiatrico/psicologico nei riguardi della pratica del counseling in rete. Eppure la domanda di informazione è elevata. Molti, infatti, sono i siti web e i gruppi di discussione, newsgroup, che sono stati creati per venire incontro all’esigenza degli utenti di condividere problematiche psicologiche comuni e discuterne gli aspetti più disparati (Presti, 2001)

Sul Web risulterebbero essere oltre 200 gli utenti che, in Italia contattano ogni giorno i siti di informazione scientifica nel campo della salute mentale e sono moltissimi i professionisti che si dedicano con passione a questa attività di counseling telematico. Secondo i dati recenti pervenuti da Salute e Medicina Internet, sono circa 150 gli utenti che ogni giorno hanno contattato gli esperti nel campo della neurologia, della psichiatria e della psicologia e che hanno ottenuto informazioni a partire dal 1996. E’ utile ribadire quanto questo genere di servizi sia in rapida espansione, considerando la crescita esponenziale del numero di collegamenti alla rete a cui stiamo assistendo oggi nel nostro paese. I problemi che sussistono sono essenzialmente rappresentati dal controllo della qualità dell’informazione, che in Italia stenta a decollare per la mancanza di strumenti legislativi adeguati e di una regolamentazione specifica sulla materia, cioè l’informazione/counseling su temi psichiatrico-psicologici versus utenti della rete, e per lo scarso interesse dimostrato dalle principali informazioni scientifiche impegnate nel campo della salute mentale. Dobbiamo constatare come sia forte, lo spirito solidaristico/volontaristico proveniente da molti settori dell’associazionismo sociale e come sia elevata la domanda degli utenti sui temi della prevenzione, dell’informazione e dell’approccio al disagio psicologico e alla malattia mentale.

 

I gruppi di supporto on line

Con la creazione della Usenet si è formata, nel corso di questi ultimi anni, una schiera di gruppi di supporto che utilizzano la Rete elettronica come mezzo di comunicazione per creare e mantenere le relazioni tra membri. Benché vengano etichettati come gruppi di supporto, e come tali verranno trattati, essi sono in genere gruppi di auto-aiuto auto-costituitisi senza la supervisione di un clinico, psicologo o psichiatra che sia.

Mental Health Net ne ospita circa venti dedicati, fra gli altri, alle vittime di incidenti, allo stress, alla depressione e ai disturbi alimentari. Un’ampia lista di oltre un centinaio di gruppi che forniscono supporto empatico viene aggiornata con cadenza quindicinale sulla Usenet. Come ogni gruppo di supporto i partecipanti esprimono le proprie opinioni, positive o negative, in rapporto ai temi in discussione. La lettura di questi scambi documenta l’opportunità che queste persone hanno avuto di trovare un “luogo” per esprimere i propri bisogni e le proprie emozioni dove possono trovare modi per alleviare le proprie angosce. Probabilmente questo tipo di occasione può essere ideale per chi non sia affetto da disturbi psichici importanti, ma si trovi, comunque, in una situazione di sconforto che una “buona parola”, assieme all’anonimato garantito dalla Rete, possono contribuire ad alleviare. Nulla da eccepire sul fatto che questa occasione possa costituire un effettivo punto di primo conforto in taluni casi, ma, ovviamente, siamo molto lontani da un reale modello terapeutico e siamo ben distanti anche dalla terapia di gruppo, così come comunemente viene concepita e praticata.

Da non dimenticare,inoltre, dei rischi susseguenti ad una scorretta analisi del disturbo mentale del consultante o alla sottovalutazione della gravità della sua malattia psichiatrica. In letteratura cominciano ad apparire ricerche orientate all’analisi dei gruppi di supporto on line e dei loro frequentatori. Purtroppo la maggior parte di questi studi sono stati fatti senza gruppi di controllo. In genere gli articoli risultano di tipo teorico o, perlopiù, descrittivi. Dubin e coll. (1997) hanno condotto un indagine su 52 partecipanti a gruppi on-line da cui si evince come la maggior parte degli intervistati fosse già seguita da uno psicoterapeuta e utilizzasse il gruppo virtuale come uno strumento di ulteriore supporto ai propri sforzi verso il miglioramento e la guarigione. La ragione della partecipazione alle attività di gruppo on line era da ricercare nella possibilità di condividere la propria esperienza con gli altri (63%), nella convenienza di poterlo fare da casa propria (73%) e nella varietà dei partecipanti (circa il 50%).

Alcuni individui con problemi cercano il primo contatto con la realtà clinica on line attraverso i gruppi di supporto, come avviene anche per le richieste via e-mail ai terapisti che offrono consulenza on-line. Vi sono casi documentati di tossicodipendenti che hanno iniziato a modificare il proprio comportamento di abuso di sostanze tossiche dopo conversazioni avute con gruppi di supporto attraverso Internet (King, 1994). Questo studio ha rilevato una correlazione positiva fra il numero di ore che ciascun partecipante sosteneva di trascorrere nelle attività on line di supporto e il grado di incidenza che l’attività stessa aveva sul loro programma di recupero.

I progressi nell’attività di recupero erano anche correlati con il numero totale di mesi trascorsi a frequentare il gruppo on line e con la frequenza con la quale i partecipanti cercavano aiuto e chiedevano consigli agli altri membri del gruppo. In generale, appare, quindi, che il contatto regolare e frequente con persone provenienti da esperienze diverse, che seguono regolarmente una psicoterapia, possa costituire un ulteriore aiuto per astenersi dall’uso di sostanza tossiche. Risultati simili sono stati riportati da partecipanti a gruppi di supporto on-line dedicati a vittime di abusi sessuali e da frequentatori di gruppi relativo ai disturbi ossessivo-compulsivo (Stein, 1997). Nel primo caso l’anonimato garantito dall’uso del mezzo elettronico veniva avvertito dai partecipanti come un punto di forza, essendo in grado di ridurre i livelli di ansia associati alle condivisioni delle esperienze personali. Nel secondo caso, l’80% dei membri del gruppo seguiva già una psicoterapia e tutti ritenevano che la lista fosse stata utile nel fornire informazioni sulla malattia.

Un’analisi dei messaggi che appaiono on line nei diversi gruppi di supporto della Usenet, o nelle missive che circolano attraverso le mailing list, dimostra che il contenuto riguarda generalmente il vissuto e la malattia dello scrivente, mentre l’obbiettivo della partecipazione consiste nel condividere con gli altri la propria esperienza, specie se le attività del gruppo sono rivolte ad argomenti comunemente ritenuti delicati. E’ il caso di gruppi dedicati a vittime di abusi sessuali della ricerca di Finn e Lavitt (1994) o di Moursund (1997), in cui i partecipanti interagivano attraverso un MUD (Multi User Dungeon) chiamato Sanctuary. Gli stessi contenuti e gli stessi obbiettivi sono stati rilevati da Winzelberg (1997) in un gruppo on-line per pazienti con disturbi alimentari, e da Salen e coll. (1997) in un gruppo per pazienti depressi. Le ricerche sui messaggi scambiati con l’ausilio della Rete e sui partecipanti ai gruppi di supporto on line dimostrerebbero che il vantaggio primario deriva dall’anonimato offerto dal mezzo e, quindi, dalla possibilità di superare le barriere psicologiche e sociali connesse alla rilevazione di particolari delle proprie esperienze ritenuti troppo personali. Inoltre sembrerebbe emergere un atteggiamento di minore preoccupazione nei confronti del giudizio degli altri membri del gruppo sulle proprie opinioni, che non nei confronti di familiari e amici. Entrambi i punti giocano favorevolmente nel creare un ambiente “virtuale” più intimo , ma con relazioni reali e positive, volto alla rivelazione e condivisione delle proprie esperienze (King, 1998). Questo dato è in linea con l’effetto disinibente che viene osservato nei comportamenti verbali delle diverse comunità on- line.

I gruppi di auto-aiuto che si organizzano spontaneamente attraverso gli strumenti di comunicazione elettronica della Internet sembrano utili a chi è sofferente e vuole apprendere e condividere la propria esperienza con altri individui affetti da medesimi disturbi. I dati riportati in letteratura sembrerebbero dimostrare che i membri del gruppo ricevono benefici che superano di gran lunga quelli dei tradizionali gruppi di auto-aiuto che si incontrano vis à vis (Esposito,2001).

Un dato importante è infine la scoperta che molti dei partecipanti usano il gruppo di supporto on- line per “integrare” la psicoterapia seguita. Questo ultimo aspetto, tuttavia, rappresenta un limite intrinseco alla valutazione complessiva di efficacia, in quanto non è possibile conoscere l’effetto clinico “netto” del gruppo di supporto on line sul processo di guarigione. Questo punto dovrà necessariamente essere chiarito da ricerche future.

Un esempio di sito Web (2005) in cui l’auto-aiuto si esplica con la compartecipazione di più soggetti intorno ad una specifica problematica è l’Isola della Speranza (IDS), creato e curato da un paziente affetto da disturbo di panico (DAP). La molla che ha spinto questo utente a creare il sito è stata la necessità di parlare del suo problema con altre persone che lo vivevano direttamente come lui. Inizialmente l’esigenza era quella di capire di cosa soffriva, e ricercare confronti con utenti che vivevano analoghe esperienze. Una necessità impellente è stata quella di capire soprattutto come mai molti casi di DAP non vengono diagnosticati per tempo, con il risultato di vivere intense tribolazioni alla ricerca di terapie e diagnosi risolutive. IDS rappresenta al momento un ottimo esempio di auto-aiuto telematico sul tema dei disturbi di panico e della depressione, e dimostra come Internet faciliti e stimoli la condivisione di gruppo intorno ai problemi, anche rispetto alle tradizionali forme di auto-aiuto presenti sul territorio. In quest’ottica l’auto-aiuto telematico rappresenta uno spazio solidaristico condiviso di straordinaria efficacia e Internet è il nuovo mezzo capace di attuarlo.

 

La formazione del counseling on line

In Italia negli ultimi due anni c’è stata un espansione considerevole nell’offerta di formazione in counseling. Questa evoluzione impone di salvaguardare l’interesse di chi si trova ad operare in questo nuovo mercato. Nasce l’esigenza di come riuscire ad intervenire nell’ordinamento della professione del counseling e più specificatamente sul counseling on line e sull’accreditamento di qualità, a garanzia del servizio professionale offerto.

A causa delle numerose offerte di questi corsi, non vi è la pretesa di aver quantificato il fenomeno in modo valido ed affidabile, ma ci si accontenta di dare una visione che sia la più realistica possibile, in base ai dati trovati utilizzando Internet. Molte scuole che offrono corsi di formazione per diventare counselor appartengono ad organizzazioni note nel campo della psicologia.

Ad oggi ci sono quattro associazioni che gestiscono la formazione in Italia: la prima è la SICO (Società Italiana di Counseling), la seconda è l’AICO (Associazione Italiana di Counseling) la terza è il CNCP (Coordinamento Nazionale Counselor Professionisti) e l’ultima è l’AURAC (Associazione Universitaria Relazione di Aiuto e Counseling).

C’è assenza di formazione per quel che riguarda il counseling on line. Tutte le scuole, le organizzazioni e le associazioni considerate non offrono corsi per diventare web-counselor, ma counselor. Questo dimostra come la pratica sul web sia da considerarsi semplicemente uno dei campi di applicazione del counseling, anche se sarebbe più adeguata una formazione specifica per il web- counseling differente da quella tradizionale soprattutto per le modalità di comunicazione dovute all’utilizzo del computer.

Linee guida per le prestazioni psicologiche via Internet presentate dall’Ordine Nazionale degli Psicologi Tratto dal sito dell’Ordine Nazionale degli Psicologi

Principi Generali

1. I principi etici e le regole di deontologia professionale dello psicologo si applicano anche nei casi in cui le prestazioni, o parti di esse, vengono effettuate a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo. L’utilizzo di tali mediazioni per la pratica professionale richiede particolare attenzione e cautela da parte dello psicologo, soprattutto laddove esse sono non usuali, innovative o sperimentali e comunque in carenza di conoscenze sulle implicazioni secondarie del loro utilizzo sia sul piano della teoria e della tecnica professionale, che sul piano relazionale.

2. La conoscenza del Codice Deontologico è indispensabile per una attenta riflessione sullo sviluppo dell’intervento professionale dello psicologo, soprattutto nei casi di utilizzo di mezzi di comunicazione nuovi per tale ambito e nei casi di limitata esperienza professionale.

3. Ogni nuovo o innovativo mezzo di comunicazione utilizzato nell’esercizio della professione di psicologo necessita dell’identificazione del profilo delle sue specifiche caratteristiche e quindi delle sfide professionali che pone sul piano dell’appropriatezza epistemologica, teorica, tecnica e deontologica.

4. Al momento attuale, in base alla deliberazione n. 19 del 23 marzo 2002 del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi Italiani, le pratiche di attività psicodiagnostica e psicoterapeutica effettuate via Internet potrebbero risultare non conformi ai principi espressi negli artt. 6, 7 e 11 del vigente Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, ed in tal caso sarebbero sanzionabili.

 

Nelle linee guida presentate dall’ordine nazionale degli psicologi vengono trattati problematiche rilevanti per un possibile uso di internet nell’effettuare counseling. In particolare sono affrontati temi come l’identità dello psicologo, l’identità dell’utente, la riservatezza e la garanzia del servizio offerto.

L’identità dello psicologo deve risultare chiara e facilmente identificabile. Gli psicologi che offrono tale prestazione su internet devono risultare appartenenti all’albo professionale ed inoltre essi devono comunicare all’ordine l’indirizzo del sito dal quale esercitano tale servizio. Per quanto riguarda, invece, l’identità dell’utente esista la possibilità di mantenere l’anonimato qualora il terapeuta giudichi opportuno effettuare il servizio in tali condizioni. Esistono prestazioni che sono compatibili con l’anonimato dell’utente e altre che non lo sono, da valutare individualmente. La garanzia dell’anonimato deve comportare l’adozione di precauzioni supplementari da parte dello psicologo, in relazione anche alla possibilità che gli utilizzatori possano necessitare di specifiche tutele come nel caso di minori. Per i minori va prestata particolare attenzione all’autenticità del consenso da parte di coloro che esercitano la potestà genitoriale.

Un altro aspetto importante indicato nelle linee guida è quello che riguarda la sicurezza della transazione tra terapeuta e cliente. Gli psicologi devono garantire la riservatezza della transazione, compresa l’operazione finanziaria. Gli utenti vanno informati, inoltre, sui limiti della riservatezza e sulla possibilità della conservazione dei dati.

Gli psicologi che offrono prestazioni a distanza devono tenere conto che il servizio è utilizzabile anche al di fuori dei confini nazionali e che gli utenti possono offrire disomogeneità di carattere culturale, etnico, religioso e anche normativo. Le prestazioni professionali a distanza rivolte a minori o a clienti soggetti a tutela necessitano di particolare attenzione e maggiori misure di sicurezza.

Infine è opportuno ricordare che ciascun ordine territoriale deve tenere un registro aggiornato sui siti che offrono counseling on line. Tale servizio territoriale è tenuto ad istituire un gruppo di studio allo scopo di monitorare le prestazione offerte su internet. Questi gruppi di studio sono di estrema importanza soprattutto tenendo conto della novità del servizio su internet e della mancanza di ricerche consolidate che garantiscano la sicurezza di tale servizio.

 

Il codice di condotta del Lazio per le prestazioni psicologiche a distanza

Tratto dal sito psycommunity.it

Per quel che riguarda la regione Lazio la normativa è differente. Le limitazioni delle prestazioni psicologiche sono maggiori che nel resto d’Italia. Di seguito viene riportata una parte del codice deontologico della regione Lazio:

Art. 1

Limiti nell’uso di tecnologie elettroniche per la comunicazione a distanza

1.L’uso di tecnologie elettroniche per la comunicazione a distanza è consentito agli psicologi limitatamente allo svolgimento di attività di informazione scientifica e professionale, di attività di formazione e di psico-educazione e di attività di raccolta dati a fini di ricerca.

2. Il processo di valutazione diagnostica ed attitudinale, relativo all’area della psicologia del lavoro e dello sport, sia basato sulla semplice osservazione, sia basato sull’uso di materiali psicodiagnostici e psicometrici, può essere occasionalmente condotto, con l’ausilio delle dette tecnologie per la comunicazione a distanza e con particolare attenzione alla tutela dei dati così acquisiti. Tali interventi saranno limitati alle successive fasi di sviluppo del rapporto professionale e, quindi, ai clienti e ai committenti con i quali gli psicologi abbiano di persona preventivamente stabilito rapporti diretti, non mediati quindi dalle tecnologie sopra menzionate.

3.In ogni caso, ed in particolare con l’utilizzo di internet, è vietato: a)svolgere attività di diagnosi, per la quale l’incontro di persona con il cliente/paziente è sempre condizione imprescindibile; b)fornire indicazioni su trattamenti da effettuare; c)esprimere giudizi sull’appropriatezza degli interventi e/o delle diagnosi effettuati da colleghi; d)manifestare qualsiasi tipo di commento, suggerimento o valutazione in relazione a casi specifici.

4. Le attività di abilitazione-riabilitazione e sostegno di cui all’art. 1 L. 18.2.1989 n.56, le attività a ciò affini indicate dalla L. n. 170 del 2003, riguardante le competenze degli iscritti alla sezione B dell’Albo e le attività di psicoterapia di cui all’art. 3 L. 56/89, non possono essere svolte con la mediazione di tecnologie elettroniche per la comunicazione a distanza, salvo nei casi in cui ciò sia necessario per l’impossibilità di mantenere di persona il contatto con i clienti/pazienti. In tal caso ciò è consentito alle seguenti condizioni:

a)il rapporto con il cliente/paziente sia già stato stabilito in precedenza di persona e senza l’utilizzo delle tecnologie sopra menzionate;

b)per fasi chiaramente determinate e circoscritte nel tempo; c)senza corresponsione di compenso, poiché il rapporto mediato dalle tecnologie per la comunicazione a distanza, non può configurarsi come una delle attività indicate nella prima parte di questo comma.

La sensazione è che il campo venga ristretto rispetto alle linee guida nazionali sulle prestazioni psicologiche a distanza. L’articolo 1.3 del regolamento afferma: ” è vietato manifestare qualsiasi tipo di commento, suggerimento o valutazione in relazione a casi specifici”. Si direbbe che non ci sia nulla che uno psicologo possa dire se qualcuno chiede aiuto tramite Internet nel Lazio.

2016-11-23T10:54:13+00:00By |Categories: Area Counseling, Pubblicazioni Articoli|