Lo sviluppo della psicologia nel ventesimo secolo è stato dominato da un’ideologia della scienza che assolutizzava una particolare versione del metodo scientifico separato dal suo contesto umano, quindi sociale, storico e culturale. Nonostante l’evoluzione storica della “scienza della psiche” e il suo declinarsi in tanti approcci diversi, oggi, specialmente nel settore della ricerca, ci siamo ormai abituati ad applicare alla sorprendente varietà, complessità e ricchezza della mente umana gli stessi strumenti matematici e gli stessi disegni di ricerca che sono serviti per risolvere problemi in altri campi della scienza. L’ammonimento su cui è centrato questo articolo di Piero Paolicchi, "Sentieri verso una psicologia più umanistica-umana", è la necessità di una psicologia più centrata sull’essere umano e meno asservita a metodi che rischiano di impoverirlo, riducendolo a una mera serie di calcoli matematici.
Storicamente, un primo errore è consistito nel ricorrere alla fisica come modello di ricerca, senza considerare la differenza tra entità non-vitali ed esseri viventi. Un secondo errore, alla base delle scienze statistiche tanto care alla ricerca psicologica, è stato il trascurare la singolarità e l’irripetibilità di ogni essere vivente. Un terzo carattere trascurato è stato la capacità degli esseri umani di trascendere il mondo dato con la loro facoltà di immaginare tanti diversi mondi possibili. Per affrontare tutti gli aspetti centrali del modo in cui la natura umana si manifesta in culture e tempi diversi, la psicologia dovrebbe fare ogni sforzo possibile per comprendere “concreti individui” che pensano, sentono, agiscono e si pongono domande su aspetti complessi della realtà, come la religione, la morale, la politica e l’arte, in un contesto di condizioni sociali e storiche che influenzano ciò che essi sono, fanno e dicono.
Questo articolo, che ripercorre parte della storia della psicologia, stimolando riflessioni sui suoi fondamenti filosofici e metodologici, è un invito, rivolto a tutti coloro che lavorano nel campo dei “fatti umani”, a non ricorrere soltanto agli strumenti asettici della razionalità matematica, ma anche all’immaginazione e all’intuizione, in un approccio il più possibile olistico, che vada a recuperare quelle proprietà umane dell’immaginazione e dell’incertezza che rendono così unico l’oggetto di indagine.

Piero Paolicchi – Professore di ruolo di psicologia Sociale, Facoltà di Scienze Politiche Università di Pisa fino al 2010. Consulente di ricerca presso l’Istituto di psicologia del CNR di Roma. Direttore del Centro di Formazione e Ricerca Educativa Università di Pisa (2000-2010). Ha lavorato prevalentemente su educazione interculturale, sviluppo morale, pensiero narrativo, identità e valori.

Scopri l’articolo di Piero Paolicchi nella rivista di Percorsi di Analisi Transazionale, Volume 3, Numero 2