Non sappiamo qual mondo uscirà da questa crisi.
Dopo la globalizzazione che ha portato milioni di persone fuori dalla fame, ma ha cambiato per sempre il rapporto tra le diverse economie riducendo il potere di noi “occidentali”, dopo le crisi politiche che hanno generato nuove terribili guerre, dopo le speculazioni finanziarie e le crisi dal 2001 al 2008, oggi sembra che il mondo viva una diversa forma di sfida.
Pensavamo che la sfida fosse il tema dell’ambiente e la sopravvivenza del pianeta, seguivamo i “Friday for future” e Greta, cercavamo di diventare più ecologici e universalisti.
Poi improvvisamente si è affacciato il rischio della sopravvivenza umana, un piccolo nemico invisibile che diventa in pochi mesi una sfida per l’intera umanità, compresi i potenti della terra.
Oggi si dice che “siamo tutti nella stessa barca”, che potremo salvarci solo insieme, che il virus è il nemico dell’umanità intera. Si usa molto la metafora della guerra e il linguaggio è tornato ad essere aggressivo e maschilista.
La leadership che si afferma potrebbe essere pericolosamente autoritaria e patriarcale di nuovo, ancora.
Le disuguaglianze purtroppo pesano ancora di più e vediamo la differenza tra quei paesi che hanno ancora una sanità pubblica universalista e quelli che non ce l’hanno per scelte politiche liberiste o per eccessiva povertà.
Aumenteranno allora le ingiustizie, il mondo sarà ancora più diviso e sofferente? Non lo sappiamo ancora, non possiamo saperlo.

Adesso mentre scrivo tutti cercano di dare un senso al presente e una prospettiva per uscirne.
C’è chi attribuisce al virus un significato punitivo, chi addirittura un significato purificativo e salvifico.
Insomma ci sono molti tentativi, anche folli, di significare in qualche modo l’irrompere dell’irrazionalità nel nostro ordinato e controllato mondo tecnologico, scientifico, ricco.
Ci siamo immaginati di dominare la terra e anche la vita e la morte. Tante risorse dei ricchi sono impiegate alla ricerca dell’immortalità e nonostante questo di fronte alla sfida di oggi siamo tutti uguali. L’esperienza di un virus sconosciuto che non ha cure né vaccini, che non dipende da “colpe” comportamentali, ma che vaga nell’aria e colpisce il respiro, è un tuffo indietro che ci sorprende e ci terrorizza.
Eppure da tutto questo c’è chi spera che nasca un nuovo umanesimo, una umanità più buona e pronta a ridiscutere gli equilibri tra i popoli e con la natura.
“Andrà tutto bene” è la rassicurazione e la speranza di tutti perché tutti abbiamo paura.

Si può comprendere quello che stiamo vivendo? Solo in parte e sicuramente il pensiero di molti intellettuali e persone di scienza ci aiuta in questi tempi bui.
Io sono tornata a leggere molto e trovo conforto nel pensiero di chi si orienta nella complessità attuale.

Che si può fare per vivere con pienezza questo tempo?
Tornare a leggere, ascoltare, studiare, meditare prima di tutto.
Che si può fare ancora per prepararsi al futuro?
Essere morali, rispondere al kantiano imperativo categorico per definire cosa è bene e cosa è male.

Dunque rispettare le regole che ci impegnano a proteggere gli altri e noi stessi insieme adesso e per quando usciremo ricordarsi che per sopravvivere tutti dovremo essere più poveri, più sobri, meno egoisti e avidi.
Prepararci al futuro dunque con alcune semplici scelte.
Dicevo l’impegno morale, le scelte che farò saranno buone se potranno valere per tutti, saranno cattive se non potranno diventare estendibili a tutta l’umanità.
E poi accettare di convivere con l’ansia, acquisire la capacità negativa di Keats e Bion, la capacità di stare nell’incertezza. Affermava il poeta che il successo è più probabile se:

“un uomo è capace di stare nell’incertezza, nel mistero, nel dubbio senza l’impazienza di correre dietro ai fatti e alla ragione (…) perché incapace di rimanere appagato da una mezza conoscenza.”

E ancora siamo costretti a diventare antifragili più che resilienti, come direbbe Taleb: “L’antifragilità ama la casualità e l’incertezza, il che significa anche amare gli errori, o meglio una particolare classe di errori. L’antifragilità possiede una proprietà unica nel suo genere, che ci permette di venire alle prese con l’ignoto, di fare certe cose senza capirle e di farle bene. Permettetemi di essere più drastico: siamo molto più bravi a fare che a pensare, grazie all’antifragilità. Preferirei mille volte essere stupido e antifragile che estremamente intelligente ma fragile.”

E infine diventare più aperti, flessibili e creativi: per esserlo occorre lasciare spazio alla generosità, alla curiosità, alle connessioni con gli altri, con il mondo intero.
Questa apertura al futuro, al rischio è da sempre una grande autentica virtù femminile, non solo per merito nostro ma perché la natura ci ha esposto al rischio della vita che portiamo dentro e che non dipende del tutto da noi, ma che sappiamo di dover custodire come un dono.
E la capacità di imparare ed esplorare è dei bambini, è energia vitale del Bambino che è dentro ciascuno di noi.
A queste risorse credo che abbiamo bisogno di riferirci.

 

Bibliografia
Bianchetti L. (2020). Il gregge prima dell’immunità, su Il sole 24 ore, 5 aprile 2020
Bion W. (1970). Attenzione e interpretazione. Trad.it. Armando, Roma 1973
Bradley A. C. Le lettere di Keats, in Oxford Lectures on Poetry,1965
Pelligra V. (2020). Coronavirus, emergenza e tentazione pericolosa del leader: usiamo gli anticorpi al maschio alfa in Il sole 24 ore del 5 aprile 2020
Taleb Nassim N. (2012). L’antifragile. Ed.it. Il Saggiatore
Tangolo A. E. (2020). Rabbia, paure ed ansia:si può ritrovare il respiro e l’empatia? in Percorsi di Analisi Transazionale, Vol. VII Num. 2, aprile 2020
Testa A. (2020). Smettiamo di dire che è una guerra, in Internazionale del 30 marzo 2020

Image
freepik.com