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Quando i bambini hanno l’ansia

L’ansia nei bambini è in aumento e ora capita di vedere in terapia bambini sempre più piccoli – anche di 5-6 anni – con livelli problematici di ansia. Cercando di proteggere i figli da paure e preoccupazioni, i genitori possono involontariamente innescare un circuito di ansia, la stessa che sperano di lenire. Di seguito alcuni spunti che i genitori posso seguire per evitare dinamiche negative che impattino sulla gestione delle ansie nei propri figli:

1. Capire che l’ansia non può essere eliminata, ma può essere gestita

I genitori spesso si pongono aspettative non realistiche, ad esempio assumendosi la piena responsabilità dell’infelicità dei figli nel gestire una situazione. Questa pressione aumenterà non solo l’ansia dei genitori, ma amplificherà quella dei bambini.

I bambini non possono essere protetti da ogni cosa, anzi un livello tollerabile di frustrazioni permette loro di imparare a utilizzare le proprie risorse per gestire le difficoltà. Da ciò nasce (nel Sé del bambino o della bambina) la sensazione di padroneggiamento delle situazioni e di conseguenza un abbassamento dei livelli di ansia.

2. Non evitare tutte le situazioni che fanno scattare l’ansia

Evitare quelle situazioni che fanno scattare l’ansia dei bambini è utile come soluzione a breve termine oppure potrebbe essere applicata come strategia saltuaria quando un bambino o una bambina ne sono veramente sopraffatti.

Tuttavia, se si prende l’abitudine di evitare le situazioni che creano ansia, questo approccio finirà per convalidarla. In altre parole favorire atteggiamenti di impotenza, attraverso l’evitamento sistematico delle situazioni ansiose, non farà altro che accrescere l’ansia.

3. Essere ottimisti ed anche realistici

Rassicurazioni non realistiche (ad esempio, che non può assolutamente fallire la prova, che tutti gli altri bambini sono come lei/lui, che riuscirà in maniera brillante in ogni nuova impresa) non offriranno un senso di fiducia su cui appoggiarsi nei momenti critici. È più indicato trasmettere un senso di ottimismo equilibrato: “Se non provi non lo sai”, “Ogni esperienza è una esperienza di apprendimento, o si vince o si impara”, “Il tuo merito non è legato al risultato”.

Più realistiche sono le aspettative, meno pressione sentiranno i bambini.

4. Tenere presente che riconoscere i sentimenti ansiosi non significa incoraggiarli

Uno dei più grandi errori che i genitori dei bambini ansiosi possono fare è cercare di rassicurarli  respingendo le loro paure (“Forza, non c’è motivo di avere paura di che”, ecc). Invece, i genitori dovrebbero convalidare i loro sentimenti ( “È normale preoccuparsi di questo”, oppure “Alla tua età anche io avevo paura di ..”), e fermarsi chiaramente a parlarne.

5. Non dequalificare i sentimenti

Spostare l’accento su altre emozioni o sensazioni rispetto a quelle provate dai bambini servirà soltanto a creare confusione circa quello che provano (ad esempio, invocare costantemente la stanchezza come sostituto dell’ansia, che può manifestarsi anche tramite  la rabbia, con spiegazioni del tipo “Macché arrabbiata, sei solo stanca!”). L’ansia si esprime con la paura, ma anche con la rabbia o con la tristezza. Occorre imparare ad ascoltare queste sfumature emotive.

6. Esplorare le motivazioni e non interpretare troppo

I bambini a volte hanno difficoltà a identificare il motivo per cui si sentono in ansia, perciò siamo tentati di interpretarla fornendo risposte plausibili: “Sei nervoso a causa della grande prova di domani?”, “Hai paura di non piacere agli altri bambini?”.

Queste domande possono essere utili se poste saltuariamente con l’intento di capire, altrimenti rischiano di rappresentare una sorta di conferma indiretta all’idea che qualcosa debba essere da temere. Si dovrebbe cercare di sostituire la ricerca delle motivazioni con domande aperte (es. “Come ti senti ad andare alla festa di compleanno di ..?”).

7. Riconoscere i segnali del corpo

L’esperienza dell’ansia è sempre un’esperienza mentale e corporea. L’istinto ad evitare viene attivato anche nel corpo con un forte batticuore, freddo alle mani e afflusso del sangue alle gambe, pronte all’istinto di fuggire piuttosto che affrontare la situazione.

La tensione va gestita con un atteggiamento rilassato, ricordando il corretto ciclo di inspirazione ed espirazione.

8. Ridurre i periodi di attesa

Parlare in anticipo di un evento non farà altro che amplificarne l’idea che possa essere più stressante di quello che sarà.

Occorre ridurre i tempi di attesa antecedenti alla situazione che il bambino o la bambina temono, per esempio cercando di distrarli con qualcosa di piacevole.

9 Fare un piano e gioire alle singole tappe

L’ansia prende il sopravvento perché il bambino o la bambina cominciano a guardare la lunga strada che conduce al risultato finale e perdono di vista i piccoli passi raggiungibili che un po’ alla volta li porteranno alla soluzione. Rinforzare un percorso logico, a tappe, fatto di piccoli obiettivi, creerà scenari realistici e l’incoraggiamento, che sancisce il vostro riconoscimento degli sforzi che i bambini fanno per gestire l’ansia, farà il resto. I bambini reagiscono positivamente quando qualcuno crede in loro.

10. Offrire un buon modellamento

I bambini imparano soprattutto emulando i loro genitori. L’esempio fornito dai propri comportamenti fa la differenza. Mostra ai tuoi figli che possono essere in ansia come lo sono tutti (es. “Anche gli altri giocatori sentono l’ansia, forse hanno trovato dei modi per loro buoni, per tollerarla”). Assicura loro che sei lì per aiutarli ad uscirne con una sensazione di rinnovata positività.

Non sentirsi soli con la paura è il modo migliore per alleviarla.


Dello stesso autore:

  

Tradotto e adattato da:
http://www.psy-ed.com/wpblog/parenting-children-with-anxiety/
Dr. Tali Shenfield
2017-04-13T18:20:45+00:00By |Categories: Blog|Tags: , |

About the Author:

Andrea Marconcini
Psicologo, psicoterapeuta. Mi occupo di disturbi d’ansia, depressione e disturbi del carattere. Tratto in sedute individuali e nel setting di gruppo difficoltà psicologiche che si riversano nelle relazioni interpersonali e che creano problemi di dipendenza affettiva, ansia da separazione o gestione della rabbia e della conflittualità col partner. Vedi profilo completo

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