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La paura del rifiuto

“Una delle paure che le persone portano più spesso in terapia è la paura di essere rifiutati. Che sia una relazione, un flirt o una situazione di lavoro, essere respinti ci ferisce. Spesso è più doloroso di quanto ci fossimo aspettati.

Lo psicologo Guy Winch si è interrogato sul perché essere respinti ci fa così male e ha fornito una chiave di lettura del fenomeno.

L’essere respinti e il dolore fisico vanno di pari passo

Le esperienze di rifiuto e quelle in cui proviamo un dolore fisico vengono esperite attraverso circuiti molto simili nel nostro cervello. Si attivano le stesse aree cerebrali quando ci troviamo in una situazione di rifiuto o sentiamo un dolore fisico. La metafora “Quando mi ha lasciato/a, ho sentito un pugno nello stomaco” non è così errata: tendiamo letteralmente ad attivare le stesse aree cerebrali.

Il nostro cervello attiva l’istinto di sopravvivenza

La psicologia dell’evoluzione ci ha insegnato a vedere i comportamenti e le reazioni quotidiane alla luce di schemi innati connessi alla sopravvivenza. Essere allontanati dalla tribù, in epoche storiche, sostanzialmente equivaleva ad una sentenza di morte. Perciò il nostro organismo si allerta quando va incontro alla possibilità di essere “buttato fuori”, ossia di essere respinto. Più si “sperimentava” un timore anticipatorio e più si era predisposti a cambiare qualcuno dei comportamenti pur di rimanere nella tribù. I geni delle persone sopravvissute hanno fatto il resto.

Il nostro cervello non vuole giocare ai dadi

Non è il rifiuto in sé a danneggiarci, ma quello che viene dopo. Essere respinti può portare a auto-criticarci. Ci rimproveriamo di non essere stati sufficientemente pronti, abbastanza capaci, divertenti o carini con gli altri. Auto-flagellarsi non aiuta quando il nostro morale è già a terra ed anche se appare scontato l’aspetto deleterio di un tale atteggiamento, non ci impediamo di metterlo in atto. Questo meccanismo diventa un modo istintuale di recuperare il controllo della situazione. Seppur doloroso, auto-punirsi sposta tutte le responsabilità su noi stessi: un modo illusorio di non dover fare nuovamente i conti con una situazione che ci potrebbe capitare.

Ci sono soluzioni più vantaggiose e salutari per far fronte ai rifiuti che ci possono impedire di attivare questa spirale auto-alimentata di rabbia e dolore per rinsaldare la nostra autostima e farci sentire meglio.

a) Essere intolleranti con la nostra autocritica

La prima cosa da evitare assolutamente dopo un rifiuto è fare una lista di quelli che riteniamo essere i nostri errori. Mantenere un atteggiamento costruttivo e comprendere ciò che è accaduto per agire diversamente nel futuro deve essere tenuto ben distante dall’incolparsi e sentirsi sbagliati. Aver fatto cose sbagliate non equivale ad essere sbagliati. Lavorate affinché le critiche rimangano costruttive “Avrei dovuto parlare di questo prima di…” piuttosto che “Che stupido/a che sono…”. Anche perché essere lasciati, che sia un’amicizia, un amore o un lavoro, non sempre è una questione personale. Le circostanze possono aver contribuito. Può non dipendere da voi. Per cui stressarsi con una serie infinita di liste degli errori non è strettamente necessario e causerà ulteriore stress.

b) Ricordarci le nostre qualità

Quali sono le cinque qualità che ti contraddistinguono come un buon amico, un valido partner o un genitore affidabile? Ritenersi una persona affidabile, premurosa o capace di ascoltare, sono degli esempi. Sembra un esercizio banale ma spesso quando lo chiediamo in terapia a persone che stanno affrontando una separazione, queste non sanno rispondere. Occorre tornare a vedersi con degli occhi più benevoli ed anche oggettivi. Queste qualità vi appartengono a prescindere dalle separazione: occorre tornare ad esprimerle.

c) Mantenere la socialità e le “connessioni”

“L’appartenenza” è uno degli aspetti motivazionali della nostra psiche. Abbiamo bisogno di sentirci voluti e considerati dai nostri amici e dalla nostra famiglia. I rifiuti destabilizzano tali sentimenti, facendoci sentire così insicuri. È importante ricordarci che siamo apprezzati e amati dalle persone perché questo ci aiuta a tornare con “i piedi per terra” e a sentirci più stabili e forti. Se non venite invitati ad uscire dal vostro gruppo di amici, invitate voi qualcuno a prendere un caffè. Se la persona che vi interessa non vi risponde su whatsapp chiamate un vostro familiare per ricordarvi quanto piacere procurate ad un sacco di altre persone.
Un po’ di strategie non guastano per affrontare i rifiuti e recuperare nel più breve tempo possibile un equilibrio nella nostra autostima e ricordarci che riflettere su di noi aiuta a fare scelte più consapevoli, cioè più indirizzate a ciò che realmente vogliamo.


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“Rejected” by Mark Morgan is licensed under CC BY 2.0
Adattamento dal testo originario:
http://uk.businessinsider.com/best-ways-to-handle-rejection-2017-3/#problem-1-rejection-and-physical-pain-go-hand-in-hand-1
2017-04-12T07:47:07+00:00By |Categories: Blog|Tags: , , , , |

About the Author:

Andrea Marconcini
Psicologo, psicoterapeuta. Mi occupo di disturbi d’ansia, depressione e disturbi del carattere. Tratto in sedute individuali e nel setting di gruppo difficoltà psicologiche che si riversano nelle relazioni interpersonali e che creano problemi di dipendenza affettiva, ansia da separazione o gestione della rabbia e della conflittualità col partner. Vedi profilo completo